Un anno se ne va.

Partenze a razzo. False partenze. L’eleganza di Jarvis, Erlend che balla tra il pubblico, il Maestro che fa cabaret, Maynard che mi manda in un’altra dimensione. Serate divertenti al ritmo di chitarre che fanno ballare diventando ossessioni. Addii non annunciati, arrivederci malcelati. Le scoperte in ritardo, come al solito. Le nevrosi lavorative e il sogno di vedere una scena tarantiniana nell’odiato ufficio. Rinascere con un lavoro nuovo e grazie a nuove conoscenze, belle e casuali. Un concerto da cui si vorrebbe solo scappare, un concerto a cui non si riesce a smettere di ridere, uno, dieci, cento concerti. Treni presi, treni persi. Un bacio dato appena parte Perfect Day e una corsa sotto la pioggia. Il calore di stare bene. I piccoli festival nei paesini nascosti e dal nome bizzarro. I giorni vacanzieri, la trippa di Porto, il traffico di Lisbona. Una giornata di musica e amici, emozioni e pazzie. Rincontrarsi dopo almeno 8 mesi, dopo 2 anni, dopo una vita. Fare le foto a caso ma anche no. Ma Myspace è il diavolo o l’acqua santa? Libri a spizzichi e bocconi, affrontare graphic novel di notte. Telefilm e film e telefilm e film ancora. Gelati consegnati a domicilio e situazioni assurde, basta evitare la banalità. Il bello di conoscere gente di cui fidarsi. Il bello di capire quali sono le persone di cui non fidarsi. Emozioni come onde che vengono, poi vanno, poi vengono, poi vanno…

Buon anno.

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