Lezioni di pian(t)o

Prendete un gessetto bianco.

Anzi immaginatelo.

Immaginate che nell’oscurità una mano delicata prenda quel gessetto.

E con un gesto aggraziato descriva un arco.

Un segno fragile è quello che rimane.

Bianco su nero.

Come i tasti di un pianoforte.

Come il disco di Polly.

“White chalk” è davvero bello.

Etereo, rurale, struggente.

Ottocentesco nella fascinazione.

Ho voglia di ascoltarlo ancora e ancora.

E ancora.

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