Un entusiasmo immotivato in salsa english style.

Ieri sera al concerto gratutio dei Maximo Park al Rolling Stone di Milano non posso dire di non essermi divertito. Anzi. Mi sono divertito parecchio, e l’ho fatto nonostante:

– un entusiasmo immotivato da parte del pubblico.

– l’età media (bassissima) dello stesso pubblico.

– la (agghindata come una figa spaziale) che mi ha menato a più riprese… ahia.

– il tizio che per fare il figo è stato tutto il tempo con addosso il giubbetto di pelle (temperatura percepita in maglietta: 45 gradi Celsius).

– l’altro tizio con gli occhiali da sole.

– l’energumeno (dall’età elevata) foriero di esternazioni tipo: “se non ballate che ci siete venuti a fare?”, “dai, cazzo, cantate un po’” e “su, facciamoci ‘sto ultimo pezzo”.

– il tastierista dei Maximo Park che secondo me era Mauro Repetto. Impossibile dite? Beh, “suonava” allo stesso modo (l’unica differenza è che Mauro Repetto è molto più rock’n’roll).

– la voce del cantante abbia iniziato a sparire dopo mezz’ora.

– i pezzi nuovi che sono semplicemente meno belli di quelli vecchi (tranne Our velocity che è nettamente il pezzo migliore di “Our earthly pleasures”).

– mi siano piaciuti di più i Settlefish che hanno fatto da spalla (ok, l’ho detto. Comunque non che i Maximo abbiano fatto un brutto concerto, tutt’altro. Ma io tifo sempre per i perdenti che in questo caso si sono rivelati all’altezza).

– oggi risenta dell’effetto che potremmo marlenianamente chiamare “rotule come fresbee”.

– il fatto che poteva succedermi una cosa che… oddio… non mi ci fate pensare, altro che L’esorciccio! Non riesco a raccontarla, ma c’è qualcuno che l’ha fatto (punto 4 e 5) e ha ancora le lacrime agli occhi se ci pensa.

O forse è proprio per tutto questo che mi sono divertito così…

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