Itagliani brava gniente!

Leggo su Rockit questa notizia, una di quelle che ti verrebbe voglia di emigrare (una delle tante di questi tempi). Si tratta di un brutto fattaccio capitato agli Ovo. Riporto integralmente:

La band di Stefania Pedretti (Allun, ?Alos) e Bruno Dorella (già bassista di Bugo, deus ex machina dei varesini Ronin) è stata fermata dalla finanza in Friuli, qualche giorno fa. In seguito ad un controllo di frontiera probabilmente in cerca di droga, è stato avviato un procedimento penale e sequestrato tutto il merchandising del gruppo (250 cd) perché sprovvisto del bollino SIAE (che nel resto del mondo non esiste) destinato al materiale d’importazione.

Il disco è stato infatti pubblicato da un’etichetta americana, la Load, e verrà distribuito in Italia da Audioglobe, incaricata di applicare i bollini. Ma questi erano cd che la label aveva spedito direttamente agli autori senza passare dal distributore. Bruno Dorella è stato così denunciato, e a nulla sono valse le spiegazioni e le contestualizzazioni agli agenti. “Il vostro manager italiano avrebbe dovuto aspettarvi alla frontiera con mille bollini SIAE”, così hanno commentato le Forze – ignorando il mercato indipendente e la condizione al limite di precarietà che vivono i musicisti italiani underground.

Lo stesso inconveniente era capitato ai Constantines, band canadese accasata a SubPop, bloccati nella stessa zona nel novembre 2005. Allora il processo si era concluso con l’archiviazione da parte del Tribunale di Bolzano e la restituzione della merce sequestrata dalla Guardia di Finanza. Nonostante la paternità e proprietà del materiale introdotto nel nostro territorio, la legge italiana considerava i Constantines alla stregua di produttori e venditori di cd contraffatti. Solo con l’ottimo lavoro di uno studio legale di Bolzano riuscirono a dimostrare, in sede di indagini preliminari, la buona fede del gruppo. Un precedente di buon auspicio per gli Ovo, che non cancellerà però il fastidio per una situazione legislativa iniqua e antistorica. E il non trascurabile costo delle spese processuali.

Ora, a parte l’incazzatura per queste cose, penso sia qui da citare l’importante riflessione proposta alla fine di questo bellissimo e interessantissimo filmato (applicabile non solo al web 2.0): we’ll need to rethink copyright, authorship, identity, ethics, aesthetics, rhetorics, governance, privacy, commerce…

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