It’s so hard to be on time.

Oramai è dicembre (ma va?) e fioccano le classifiche di fine anno.

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A volte alcuni dischi necessitano di tempo per essere apprezzati come si deve. La loro grandezza viene solo intuita inizialmente (ma va?).

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Ho deciso che il mio disco del 2006 è svedese.

Ma.

Ma è “Elite” dei Fireside che in realtà è uscito nel 2000 per Startrack/Stickman.

Ma.

Ma solo questi giorni ne ho compreso l’immensa grandezza, dopo che ha sedimentato per qualche anno.

Un digipack bianco, asettico, con un logo orribile. Nove pezzi con titoli ironicamente ispirati a vecchi videogames.

Nove canzoni di classe. Pop. Rock, indie flavour, rumorini e sprazzi elettronici. Canzoni godibilissime, ballate strappacuore, pezzi briosi.

Da sola, l’iniziale Elevator action vale tutto il disco. Ma tutto il disco vale, in realtà.

Però sono passati sei anni. E in tutto questo tempo i Fireside hanno fatto poca strada. Se “Elite” fosse uscito nel 2005 sarebbe stato osannato. Se io lo avessi compreso anni fa magari ne avrei parlato a tanti altri.

“It’s so hard to be on time” cantano, e ci sta a pennello.

Se.

Se.

La saggezza popolare dice che del senno di poi ne son piene le fosse.

Probabilmente non sarebbe cambiato nulla. Sono e rimarranno un gruppo per una piccola elite. Purtroppo.

Pensavo si fossero sciolti dopo “Get shot” del 2003 invece sul loro sito si dice che (forse) stanno lavorando su qualcosa di nuovo. Chissà

Intanto andrò a recuperarmi “Uomini d’onore” (del 1997) di cui se ne parlava così bene sul finire degli anni ’90.

Voi ascoltate questa perla di disco.

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