Spiego ai miei sogni il concetto di onestà.

Ci sono cose che iniziano e finiscono (tutte, adesso che ci penso). Quando capisci che dopo tanti anni è giunta la fine, beh, a volte è dura da mandare giù. Stavolta non è stato così, la fine è stata dolce e accondiscendente, se di fine si tratta. Un coma farmacologico forse. E già qui ci sarebbe da discutere: meglio staccare la spina o no?

I giovani cuori falliscono…

E allora bisogna essere onesti con se stessi, avere la freddezza di dire che è stato una sorta di fallimento lungo 4 anni, che è bello fare i perdenti, ma a volte è troppo. Anche perché in questo campo la mia tradizione è di lunga data. E le cose cambiano. E anche io. E adesso ho voglia di immagini che splendono di vita nuova e fanno gli altri me in alterazioni di desideri differenti.

Sto parlando di musica, neh!

Di musica suonata.

Da me, nel dettaglio.

Ma le parole aderiscono anche ad altre emozioni.

Si ricomincia? Si ricomincerà? Forse no, forse chissà, forse ma forse…

Forse è meglio di no.

Ora c’è solo bisogno di stare tranquilli per un po’.

Anche perché la mia autostima come musicista è scesa di parecchio. E parecchio è un eufemismo.

Poi, se un nuovo progetto mi farà innamorare, io sarò pronto.

P.s.: Una nota a margine di poca importanza: non ascoltavo “Non è per sempre” da almeno 3 anni. Vederlo diffondersi nella mia macchina per un paio di giorni è stato davvero strano. Voglia di tornare al passato?

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