How near how far…

29 luglio 2006. Per gli amici Stardog è tempo di andare all’estero. E quale posto meglio di Vienna potrebbe rappresentare la prima tappa (si spera) di una revancha noir? Questo evento necessitava di una voce in prima persona, ecco una piccolezza di Blixa:

Vienna è suonare in una caverna umidiccia e ad ardente temperatura.

Vienna è un palchetto alto mezzo metro attorniato da ragazzi attentissimi e presi strabene, con camerieri che ballano al banco del bar, e matusa capitati lì per caso che ti abbracciano alla fine di ogni canzone, berciando cose in ostrogoto nel microfono.

Vienna è un gruppo di ventenni (Die Eternias) che suona prima di noi e che declina garage, punk, rock e indie con la giusta sfrontata ignoranza.

Vienna è il Ducato grigioazzurrotopo che ci fa da scaciato nocchiere.

Vienna è la mostra di Giger, la cui scia ci ispirerà nel concerto.

Vienna è un box in un giornale in cui gli Stardog sono “tip of the week”.

Vienna è un pubblico torrido cui riservare frasi che nemmeno Madonna a Torino nell’87, e cui darsi totalmente con un’ora e mezza di set infuocato e supersexyalcubo.

Vienna è una batteria pestata come non mai, note sbronze di chitarra, libertà pianistiche e rassicuranti cubature di basso. Gesti e balli invasati per me al microfono.

Vienna sono le oscure note elettrobumbum messe dopo il nostro set e ballate da noi tutti con gran divertimento.

Vienna è una fascinosa Nena Hagen truccata da Mia Wallace che parte per l’interrail senza valigia e in abito da sera rosso.

Vienna è stata la nostra prima data all’estero.

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