Psychovox… finally.

Un Ep d’esordio per un gruppo di grande interesse. Si respira tensione in queste 5 tracce di “La luce non ha ombre”. Tensione relativa allo scontro tra due forze opposte: una verso l’alto, il tendersi verso quella divinità più volte citata, quel senso del divino ricorrente in tutte le canzoni. Dall’altra parte un terribile senso di una condizione umana che tende sempre più verso il basso (“L’espressione più marcia che ha…”, “Lola vende una parte di sé, la più cara”). Uno scontro anche fra altre due dimensioni, quella onirica e quella più strettamente reale. Naturalmente anche tutta la parte musicale ben si presta a queste diverse dimensioni, a questi stati altalenanti: ed ecco che ci troviamo felicemente circondati da pop, psichedelia, indie rock. Inutile citare i soliti nomi grossi di riferimento, gli Psychovox dimostrano di saper amalgamare il tutto in un risultato piacevole e non banale, che colpisce subito, e ciò assieme alla voce e alle melodie di cantato di Laura che ben accompagnano per tutta questa sorta di viaggio.

Utilizzando una procedura recensiva più legata all’ordinamento numerico delle 5 tracce, si può dire che l’incipit, Tutto quello che sei, crea sì una sorpresa, una sorpresa che rimane costante con gli altri due brani seguenti (Lola e I padroni del mondo… anzi si potrebbe facilmente dire che di questo trio la traccia iniziale è quella con un tono leggermente minore) per poi diventare meraviglia con i due pezzi finali: Lucrezia in soffitta col diavolo è un incubo di deliri e distorsioni, di sussurri e grida, di psichedelia spiazzante. L’immagine di Lucrezia è davanti agli occhi, la si vede braccata da ombre di spettri a sonagli (parafrasando il Godano marleniano) in un groviglio di tensione che viene poi dissolta con Gloom, un pezzo di rara semplicità e bellezza, che svela il manto di tenebra in favore di una rilassatezza malinconica.

Qualcosa da rifinire c’è, ma è da notare l’incisività non usuale per un gruppo “giovane”. L’aspetto che forse maggiormente è da migliorare è quello relativo alla scrittura dei testi, non all’altezza con tutto il resto, ma forse qui gioca un ruolo importante la percezione personale. Comunque mi ripeto: un lavoro di tutto rispetto, pieno di luce e con pochissime ombre.

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