Pronto, chi parla?

I Am Kloot.

Mi spiace, non compro niente.

Faccio cose al contrario, torno indietro ed è un andare avanti. L’omonimo secondo (eh? eggià, è del 2003!) album degli inglesi (di Manchester, per l’esattezza… sapete che ci tengo alla precisione) I Am Kloot è splendido e l’ho ascoltato non so quante volte. Canzoni come From your favourite sky, Cuckoo o Sold as seen non si possono tralasciare. Tutti però a dirmi “Guarda che il primo disco è molto più bello!” e io di quell’opera prima conoscevo solo Twist (di cui sono tutt’ora innamorato… sarà colpa del sangue?). Solo ora ho la fortuna di ascoltarlo.

Ok.

Avete ragione.

“Natural history” (2001) ha il fascino di una piccola recita di periferia fatta con tanta passione. Produzione meno levigata e un pelo più lo-fi senza però esserlo davvero, pezzi bellissimi che giocano a nascondino con jazz e blues. Dire che è un disco NAM sa di riduttivo. Per la serie “Come ho fatto senza?”. E soprattutto: “Perché non è inserito in questa inutile classifica di NME?”

We fuck and we fight, someone does the dishes… per la cronaca chi lava i piatti sono io.

P.s.: cari amici precisini, lo so che in realtà nel titolo la risposta doveva essere “That’s Kloot”, oppure, essendo il nome del gruppo al massimo poteva figurare un “That’s I Am Kloot”. Ma se tutto ciò vi turba, nel titolo sostitutite ad “I Am Kloot” la semplice parola “Gigi” (o un’altra a vostro piacimento) e andate a letto tranquilli.

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