Get off, get up, you son of pop. Ovvero: Fell on the floor, Tom!

Avevo parlato dei dEUS un po’ di tempo fa, non era ancora uscito “Pocket revolution” e la febbrile attesa era presente. Ora il disco è uscito e i belgi son arrivati a Milano. Ebbene? Ebbene ecco qua:

* Il disco – Lo dico subito senza timori: “Pocket revolution” è il disco dei dEUS che mi piace di più. Non è un parere affrettato, il disco l’ho già macinato oramai parecchio. È un disco compatto, senza cali di ritmo (presenti nei dischi precedenti) e senza quelle canzoni che evocavano sbadigli (sebbene di gran classe). Apre le danze Bad timing e già dopo i primi 10 secondi sai dove ti porterà. Conosci la meta, vuoi andarci e sai che non te ne pentirai. 7 days, 7 weeks è splendida. E poi via, una canzone dietro l’altro. Alternative pop? Alternative rock? Tutto e meglio!

* Il live – Un concerto ad altissimo livello. Divertente, ottimamente suonato, coinvolgente. Insomma: un trionfo vero e proprio. Tom Barman è uno schizoide affetto da crisi nevrotiche: si muove, si dimena, gigioneggia, canta, parla, fa movimenti inconsulti, facce strane, gesti tutti suoi, posture a caso, pose da buffone consumato e solo lui vale lo spettacolo. Gli altri 4 non sono da meno. Le luci sono evocative e sognanti. La scaletta è perfetta, un sapiente mix di pezzi vecchi e nuovi: Via, W.c.s (First draft) dal primo disco; Theme from Turnpike, For the roses, Serpentine, Fell off the floor, man e Little arithmetics dal secondo; Magdalena, Instant street e Put the freaks up front dal terzo, Pocket revolution, What we talk about (when we talk about love), Bad timing, The real sugar, Sun Ra, Stop-start nature dall’ultimo e naturalmente gran finale con Suds & soda. Tutti soddisfatti? Assolutamente sì, tranne il volume in generale un po’ basso che penalizzava in particolare la chitarra di Tom e la mancanza di alcune canzoni (Sister dew e 7 days, 7 nights su tutte). Ma mi son commosso mentre cantavo a squarciagola “And this pain in my side I’ve had enough”. Sono andato a letto felice e mi sono risvegliato nello stesso stato d’animo: di più non posso chiedere.

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