Una poltrona per due.

6 e 7 settembre, Festa nazionale de L’unità, Milano, PalaMazda. Un film per due serate: “Una poltrona per due”.

Naturalmente Dan Aykroyd è rappresentato dai Wilco. Ne ha già parlato qualcuno per ben due volte, ma ci tengo a scrivere delle piccolezze: li conoscevo poco, lo ammetto, ma mi sono gustato un concerto gratis di grandissimo livello. Il pubblico era numeroso e creava un’ottima cornice. Come Dan nel film sopracitato, convincono e intrattengono con i loro alti e bassi emozionali e con il loro indie rock influenzato da Neil Young e Bob Dylan (testimoniato dalla cover in chiusura di I shall be released).

Gli Afterhours sono senza dubbio Eddie Murphy. Lui risulta subito simpatico, sia quando fa il pezzente, sia il ricco, e tutti stanno dalla sua parte. Gli After sono così, e guarda caso si fanno subito voler bene con una iniziale Down on the street degli Stooges. Una prima parte dedicata ai pezzi nuovi e una seconda fatta di grandi successi (con una piccola nota negativa: nessun pezzo da “Non è per sempre”), un Greg Dulli immenso (fisicamente e musicalmente), un Agnelli che vuole fare, disfare e strafare (e si ritrova con poca voce verso la fine, proprio mentre canta Quello che non c’è) e una menzione d’onore a Dario Ciffo (il violinista) che canta benissimo Dea: il loro concerto sta tutto qui. Poi improvvisamente, sui titoli di coda, il film si trasforma in “The blues brothers”, con John Belushi impersonato da Mark Lanegan che esce a sorpresa(?) nel finale per eseguire due pezzi tra cui Dollar bill (la ricordate? Era il 1992). Come Belushi è fatto e strafatto, si trascina invece di camminare e la voce ne risente in potenza, ma sebbene sia la sua peggiore esibizione tra le 4 a cui ho assistito dal vivo, rimane sempre l’uomo con la voce migliore al mondo.

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