Vedi Neapolis e poi muori

Oramai è passato tanto tempo, ma mi sembrava importante riportare la notizia perchè significativa e sintomatica di ciò che succede qui in Italia sul fronte organizzativo-musicale. Ma che è successo? Beh, presto detto: gli Afterhours dovevano suonare il 7 Luglio al Neapolis Festival, ma poi all’ultimo momento non se ne è fatto nulla. E qui è nata una disputa a distanza a suon di dichiarazioni: “Sono dei bambini viziati” ha tuonato Sigfrido Caccese, direttore organizzativo e amministratore della società Carpisa Neapolis Festival “Se ne sono andati senza avvertire l’organizzazione, la data e l’orario di esibizione sono stati comunicati da più di due settimane”. “Io sono un bambino di 40 anni che ieri ha perso 7/8.000 euro di spese, quindi la decisione di non suonare non è stata presa con leggerezza. Ci è costata molto cara, e non solo in termini economici, ma anche morali e personali” ha risposto a tono Manuel Agnelli che dice anche: “Ci scusiamo con il nostro pubblico ma riteniamo che la nostra dignità non possa essere calpestata dal provincialismo e dalla mancanza di rispetto di chi considera accessorie regole basilari come la sottoscrizione di un contratto” (assolutamente condivisibile la sua replica, vista anche la problematica dell’orario dell’esibizione che, come si evince dall’intervista ad Agnelli, non era fissato da tempo ma spostato a seconda delle esigenze dalla direzione del festival). Ed eccoci qua, alla fine chi ci ha sicuramente rimesso è sempre il solito povero sfigato che spera di vedersi un festival in Italia organizzato come si deve, paga tanto e ne subisce tutte le conseguenze. E magari voleva proprio assistere ad un concerto degli (incolpevoli, a mio giudizio) Afterhours. Le interessanti “deposizioni” possono essere lette interamente su Rockstar, esattamente qui e qui.

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