Memory of a festival: MiAmi – seconda parte

 

Sabato 18 giugno, ore 14.30. Mi ritrovo al MiAmi. Il caldo è sempre maggiore. Via alle danze:

* Sedia: rumorosi, giovani e scatenati. A tratti spuntano cose interessanti nel marasma di suoni e distorsioni, ma a volte dicono pochino. Sono prodotti dalla Wallace e non potrebbe essere altrimenti.

* Altro: li seguo con poca attenzione, un giretto tra le bancarelle all’ombra mi reclama.

* Pecksniff: giocosi con quegli strumenti giocattolo che spuntano qua e là. Ma i meno convinti sembrano prima di tutto loro, e finiscono per essere molto approssimativi nell’esecuzione, forse a causa della formazione rimaneggiata.

* Studio Davoli: interessanti con il loro lounge e le sonorità alla Stereolab. Una piccola sorpresa. E provocano un’improvvisa voglia di aperitivo.

* Super Elastic Bubble Plastic: il crollo delle aspettative. Il pubblico è tanto sotto il palco: potere di un video e di un nome che gira, ma si finisce per ascoltare canzoni potenti ma tutte uguali. Hanno lavorato tanto sul suono ma poco sul songwriting.

* Disco Drive: eh beh… trio punk funk con influenze Dischord ma non solo. Bravi . E fanno venir voglia di ballare.

* The Zen Circus: toscani tamarri e caciaroni, ma alla fin fine divertenti.

* Goodmorningboy: una parentesi cantautorale e acustica per un “ragazzo” a cavallo di Sparklehorse e Badly Drawn Boy. Come per Benvegnù (anche se con le debite proporzioni di numero) il pubblico ascolta seduto ed attento, applaudendo in modo sincero dopo ogni pezzo.

* Offlaga Disco Pax: piccole storie di provincia lette (eh, però con i testi davanti non vale!) su un tappeto elettro-rock che da pochi brividi. Più che socialismo tascabile sembra una perfetta operazione commerciale.

* Redworm’s Farm: ah però… li conoscevo solo per la fama lusinghiera che sempre li precede. E si rivelano perfetti: trio chitarra-batteria-chitarra: riff elettrici e potenti che si rincorrono in ottime canzoni. Precisi e impeccabili come delle macchine. Peccato non averli sentiti prima.

* One Dimensional Man: Pierpaolo Capovilla (basso e voce, ma chevvelodicoaffà) è ad un livello assurdo. Ad un certo punto penso di vederlo vomitare sul palco dal tanto che è messo male. Barcolla da far paura. In certi momenti diventa davvero penoso vederlo. Ma se il livello alcolico raggiunge l’apice, quello musicale anche. Nient’altro da dire se non che sono stati i migliori.

* Tre Allegri Ragazzi Morti: hanno iniziato con una canzone che non avevo mai sentito, abbastanza “normale”. Chissà se son maturati un po’, mi son detto. Subito dopo Toffolo grida il suo “Baci di rock ‘n’ roll” e attacca “Ogni adolescenza coincide con la guerra”. Me ne sono andato lentamente. Alla fine sono sempre gli stessi, adolescenziali e mascherati, adatti solo a chi non vuole crescere (anche musicalmente).

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