Tomorrow never comes for him

Se già il primo singolo Off the wall mi aveva convinto, devo dire che ascoltare tutto di fila “Between the times and the tides” è davvero un piacere. Sono 10 canzoni che scorrono via benissimo, senza un calo. Davvero sorprendete questo lato pop-rock un po’m psichedelico e un po’ autocitazionista ma divertente del sempre lodato (e assai giovane dentro) Lee Ranaldo. Un disco d’esperienza ma pieno di entusiasmo.
Ora speriamo che il tour europeo lo porti anche da queste parti, ho voglia di rivedere le sue camicie a quadretti dal vivo!
Intanto ecco qui il video del nuovo singolo Angles (spoiler: contiene chitarre fluttuanti).

Ode to a sad singer

Non posso che essere soddisfatto del concerto di Mark Lanegan di domenica sera.
Certo, il gruppo d’apertura (Creature With the Atom Brain) risulta noioso ed è difficile da credere che un piattume così provenga dal Belgio (ah come dite? È capitanato dal tastierista dei Millionaire? Ok, capito). Certo, nel locale fa caldissimo e un bicchiere d’acqua è venduto alla modica cifra di 2 euro (morite!). Certo, in alcuni momenti il suono non era perfetto.
Però ogni volta che quell’uomo apre bocca non si può far altro che ascoltare imbambolati. Bella scaletta (la Metamphetamine blues di chiusura è stata micidiale), bravo il gruppo (anche se ha dimostrato di tendere meglio sui pezzi con arrangiamenti più scarni), ottima la compagnia di amici che mi accompagnato, assolutamente scatenato Lanegan che addirittura ha mosso la testa più volte (oltre che ciondolarsi come al solito nella sua posizione preferita).
A parte gli scherzi, il Nostro mi è sembrato più in forma di tutte le altre volte che mi è capitato di vederlo dal vivo (solista o con i variegati progetti in cui si butta), presente di testa e abbastanza a suo agio. Il fatto che dopo il concerto si sia fermato per firmare autografi vorrà pur dire qualcosa.

Si A, Si E, SIAE!

Gli appassionati di mistero dovrebbero concentrare i propri sforzi sulla Siae, enorme parassita che agisce senza logica palese e senza alcuno scopo se non quello di fagocitare mondi peggio di Galactus. Certo, non è una scossa che scopro adesso. Se avete visto quella famosa e bellissima puntata di Report ve ne sarete resi conto. Da allora sono passati diversi anni e nel frattempo dal 2005 all’anno scorso come presidente è stato eletto uno classe 1935, uno che, per farvi capire bene, è nato un anno dopo la televisione italiana e quando nel mondo è stato stampato il primo cd (1985) era già tecnologicamente vecchio.
Il dibattito continua ad infuriare senza sosta circa a questo Nulla che ha ingoiato Artax già da un pezzo ed è sempre utile leggere questo post di Luca Castelli.
Ma rimaniamo sull’attualità: questa qui è un’interessante analisi di Umberto Palazzo che si concentra su un aspetto ben preciso della faccenda: quello dei concerti, anzi dei “concertini”. Leggetelo con attenzione che merita.

Splendore

Colpevolmente non ho mai scritto a proposito di “Splendid isolation”, nuovo disco dei Sense Of Akasha uscito l’anno scorso. Forse perché non è un disco semplice e c’è voluto tempo per sviscerarlo. Forse perché l’ascolto iniziale (forse superficiale) non mi aveva colpito mentre già al secondo avevo gli occhi sbarrati e la bocca aperta.
Dei SoA ne ho già parlato: vengono da quel bellissimo posto che è Brunico ma scrivono musica universale che sembra provenire da mondi lontani. Purtroppo sono riuscito a vederli solo una volta live ma è stato un gran bel concerto.
Non è facile fare quel tipo di musica oggi, ma loro ci riescono benissimo.

Accattatevillo

È un periodo in cui ho pochissimo tempo per scrivere post un minimo strutturati o approfonditi. Per cuii anche oggi vi beccate due link ma di alto livello:
* Uno: A quasi un anno di distanza torna Arnoux con il secondo capitolo della sua trilogia amorosa. Questa puntata si chiama “Makes wonders” e come la prima parte (di “The magic of l’amour” ne avevo parlato qui) è scaricabile a offerta libera sul suo sito.
* Due: il nuovo disco dei Giardini Di Mirò “Good luck” interamente in streaming qui. Non l’ho ancora sentito e mi sa che aspetterò il disco vero e proprio perché voglio godere dell’ascolto e dei suoni.

Spunti per il weekend

I breviviaggisonori oggi vi portano in tre posti interessanti:
* Es – “Tutti contro tutti portiere volante” (2011): grazie al Barto per avermi fatto scoprire questa band che entra di prepotenza nella mia classifica preferita dei gruppi con nomi meno gugolabili possibili. Il disco è molto bello e devo ammettere che era da tanto che non ascoltavo un rock con sfumature pop cantato in italiano così brioso e fatto bene. Canzoni che danno l’impressione di rendere ancora di più dal vivo. Per adesso non ho la possibilità di verificare ma in futuro chissà. Lo potete ascoltare in streaming. Un unico appunto: se giochi tutti contro tutti ovviamente non esiste il portiere volante. In realtà non ha nemmeno senso giocare tutti contro tutti ma da bambini ogni tanto si faceva. Il portiere volante si utilizzava in altre occasioni ma non vorrei dilungarmi oltre.
* Male di Grace – “Tutto è come sembra” (2012): bell’esordio davvero per i male Di Grace. Siamo dalle parti di un alternative rock sicuramente debitore di suoni e fascinazioni anni novanta, ma fatto molto bene. Il disco potete ascoltarlo in streaming oppure scaricarlo gratuitamente dal loro sito. Suvvia, fatelo, c’è pure ospite Mario Lalli in un pezzo!
* Herself – “Herself” (2012): il buon Gioele Valenti ritorna con un disco nuovo che uscirà ad inizio aprile. Ok, c’è ancora da aspettare un pochino però nel frattempo un assaggino (gustoso) lo trovate qui.

Meditazioni

Om: una parola semplice.
Due sole lettere.
Due come i membri di questo gruppo: batteria + basso/voce.
Due come le tracce di “Conference of the birds”, disco del 2006 che sto ascoltando adesso.
Già, pochi elementi ma tanta roba in questa mezz’ora abbondante di musica: stoner, psichedelia, sludge. Da una parte la propensione all’allucinazione, dall’altra la spinta per elevarsi verso l’immensità.
Il 24 aprile suonano al Magnolia. Quasi quasi…

Mezze stagioni, piena soddisfazione

Non c’è molto da disquisire: venerdì sera al Tambourine gli Ex-Otago hanno fatto un grandissimo concerto. Nelle loro orripilanti camicie hanno reso speciale una serata, con le loro belle canzoni e con il ritmo della notte, con la voglia di trasformare un’esibizione in una bella festa, come fosse un giorno vacanziero. Questo perché come dice il Pernazza: Ex-Otago, e sai cosa ascolti! Il finale con Amato the greengrocer è da antologia e tanti saluti a tutti.

The green album

Le notizie sui dischi in uscita si susseguono senza tregua. Tocca agli Afterhours annunciare il nuovo lavoro a 4 anni di distanza dall’inutile “I milanesi uccidono il sabato”, sarà completamente autoprodotto e si chiamerà “Padania”.
SRSLY?
Manuel, se stai cercando di farmi comprare il disco, you’re doing it wrong.
Non capisco se sia un titolo che sa di provocazione assai brutta o solo un titolo brutto (opto per la seconda ipotesi). Le parole sono importanti, Manuel, e lo sai. Puoi fare di meglio senza ricorrere alla bassa trovata. E poiché mi fa un po’ schifino avere in casa un qualsiasi oggetto intitolato in quel modo fastidioso ti dico già che ne farò a meno (nonostante la presenza di Xabier). Sì, lo so, è un problema mio però puoi provare a spiegarmi il senso, che ne dici?
“Padania è uno stato mentale, non ha confini geografici, è uno stato della mente e dell’anima”.
LOL WUT?
Ma non è tutto, ecco il video (brutto) del primo singolo La tempesta è in arrivo. Musicalmente è un ritorno agli anni 90. O forse anche prima, agli anni 70. Ma anche prima ancora, ai tempi in cui i territori fuori casa mia erano occupati dai gloriosi celti.

I will change direction and I will change my mind

Spesso è necessario cambiare punto di vista nell’ascoltare musica, l’ho fatto parecchie volte.
La prima: quando anni fa ho iniziato a suonare. In quel momento ho iniziato a vedere le canzoni in un modo diverso, ho iniziato a capire che forse tanti musicisti che ritenevo tecnicamente validi non lo erano poi molto. Ho imparato con stupore l’architettura dietro alle canzoni e compreso l’uso di molte soluzioni. Per alcuni mesi ho passato tutto il tempo dei concerti a cui andavo a fissare solamente il chitarrista di turno, le sue mani, le dita, la bellezza del gesto contrapposto al suono che si creava. Ho rubato idee, facendo tesoro di ciò che vedevo (e comprendevo). Ho imparato tanto, forse più che in alcuni corsi che ho frequentato. Ciononostante rimango una pippa come chitarrista ma non è rilevante adesso.
E non vi dico quando ho iniziato a giocare con effetti e distorsioni. Anche in quel momento un velo si è abbassato.
Ho iniziato poi a recensire. Un’altra svolta dovuta alla necessità di esprimere in parole quello che sentivo. Mica così facile, eh. E ai concerti accumulavo matasse di frasi, concetti, discorsi che cercavo di sbrogliare giunto a casa. Un po’ come i grovigli di riff che contemporaneamente volevo sentirmi fare, tentando di creare una connessione tra dita e cervello.
Ed ecco un altro punto di svolta: da un anno e mezzo sto seguendo un corso di tecnico del suono. E affiorano particolari a cui non avevo mai fatto caso o dato troppa importanza. E mi stupisco sempre più dell’immane lavoro che ci vuole per dar vita ad un disco fatto e finito. Dopo aver litigato con la creazione del suono ora comprendo la difficoltà di plasmarlo. Come nella bottega di un artigiano prendo confidenza con gli utensili. Scopro mondi nuovi. Ascolto i suoni di batteria, mai li ho sentiti così nitidi e carichi di significato.
Capisco ancora di più l’importanza che ha un tizio seduto dietro al mixer e il suo lavoro nell’esaltare dovutamente quello che già c’è, senza affossare, minimizzare, snaturare il pezzo che i musicisti suonano.
Mi piace pensare che in questi anni si siano affinate, un po’ con l’esperienza, un po’ con tutte queste cose, le capacità di capire quello che sto ascoltando. Non è cosa da poco. Riconoscere i particolari di un lavoro, annuire davanti alla fatica necessaria per raggiungere un certo risultato, esaltarsi dalla semplicità incredibile di alcune soluzioni efficacissime. E sempre di più mi rendo conto che da nessuna parte viene insegnata un’educazione all’ascolto, cosa che sarebbe davvero necessaria. Avrei sicuramente accelerato questo percorso che sto facendo per uscire dalla platoniana caverna.
Ma si sa, la musica è una perdita di tempo.
Ma basta chiacchiere, mettiamo su un altro disco, ben suonato, ben registrato, ben prodotto e ascoltiamocelo con gioia seduto sul divano.

Conigli e cavalli

Non siamo nemmeno a marzo ed ecco un serio candidato al premio Bianconiglio 2012: “Turns the light out” (2007, Matador) è un gran bel disco della band americana The Ponys.
I ragazzi di Chicago saccheggiano 50 anni di storia del rock (soprattutto i sessanta e i novanta) ma riescono a tirare fuori dodici pezzi brillanti e freschi, impresa davvero ardua di questi tempi. Dimostrano di saper scrivere canzoni e di riuscire ad interpretarle come si deve senza cadere nella grande trappola della nostalgia.

Mp3: The Ponys – Double vision

Between the youth

Continuiamo a parlare dei dischi in uscita: questa volta si tratta di Lee Ranaldo e del suo nuovo disco intitolato “Between the times and the tides”. La prima traccia che la Matador mette a disposizione da scaricare gratuitamente si intitola Off the wall ed è spiazzante: se vi aspettavate qualcosa di sperimentale (come era logico) sarete delusi, la canzone è melodica e piacevolissima.
Il video è qui.
Il disco invece uscirà il 30 marzo (lo voglio!) e ad esso oltre alle celebri camicie a quadretti di Ranaldo partecipano tanti musicisti noti tra cui gli amici Nels Cline, Steve Shelley, Jim O’Rourke e Nels Cline.

Mp3: Lee Ranaldo – Off the wall

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